Abilità artigianale nella preparazione degli alimenti, trasmessa con passione di generazione in generazione, attenta responsabilità per la conservazione della biodiversità sul territorio, rispetto nel rapporto con il patrimonio naturale, produzione di alimenti d'alto valore e qualità secondo il ritmo delle stagioni… così in Carinzia si valorizzano e si vivono i sapori del territorio.
Kärntner Reindling
Buono. Sano. Onesto.
Per una cultura del cibo ricca di contenuto, sana e fresca, con i migliori prodotti forniti dalla ricca e varia agricoltura della Carinzia.
Sano.
Per la produzione di generi alimentari in armonia con l'ambiente, la salute e le delicate risorse della Terra.
Onesto.
Per regolamenti, tariffe e condizioni corrette e oneste. Dalla produzione alla lavorazione e al gusto gastronomico in tavola.
L ’asparago della Lavanttal
Alle stagioni che scandiscono l’attività agricola, in Carinzia sono strettamente legate diverse tradizioni religiose che hanno influenzato la cucina regionale: lo testimoniano ad esempio la caratteristica “Osterjause” (spuntino di Pasqua) con prosciutto, rafano e dolce “Reindling”, la zuppa “Kirchtagssuppe”, che ha il colore del tuorlo d’uovo, e la croccante oca “Martini-Gansl” delle aziende agricole biologiche carinziane.
Tra i piatti che si gustano in ogni stagione dell’anno si annoverano innanzitutto i famosi tortelloni carinziani “Kärntner Käsnudel”, un piatto tradizionale con ripieno di patate e ricotta, a cui la menta e il cerfoglio conferiscono un sapore inconfondibile. Il ripieno è diverso da una zona all’altra del land, e la sua ricetta viene spesso tramandata dalle madri ai figli.
Feste e mercati
Un’ottima occasione per assaggiare la cucina regionale è certamente fornita dai cordiali albergatori e dalle strutture gastronomiche locali: dall’osteria alla frasca alla rustica trattoria, dal locale mondano al raffinato ristorante, premiato dalla guida Gault Millau. Ma anche in occasione delle feste gastronomiche che si svolgono nel corso dell’anno si possono gustare le tipiche delizie del palato, condite con la famosa ospitalità e convivialità tipiche della Carinzia.
Ecco alcune delle feste più caratteristiche e gustose: “Speckfest” nella valle Gurktal, festa autunnale del grano saraceno “Had’nherbst”, festa del manzo “Rindfleischfest” sugli Ossiacher Tauern, festival delle erbe “Kräuterfestival” a Irschen o “Polentafest” a Nötsch. Inoltre ogni settimana si svolgono regolarmente in Carinzia i mercati contadini, dove oltre a trovare prodotti deliziosi e genuini, si fanno incontri indimenticabili e si ascoltano aneddoti e consigli direttamente “dal produttore al consumatore”.
Carinzia, terra del gusto
Vino, “most” e grappa al pino cembro hanno tradizioni antiche
La risposta carinziana al vino Frizzante Italiano è il sidro della Lavanttal, a base di mele di qualità antiche come la Bohnapfel, la Lavanttaler Banane o la Schmidberger. I preziosi segreti della lavorazione di queste mele e della loro trasformazione in sidro (“most”) e distillato vengono tramandati di generazione in generazione. L’istituzione per il controllo qualità e il centro riconosciuto di competenza per la lavorazione della frutta è la fattoria Zogglhof di St. Paul im Lavanttal. In Carinzia, la produzione del vino ha una tradizione millenaria che per tanti anni è stata dimenticata.
Negli ultimi 15 anni, la viticoltura in Carinzia ha registrato un vero è proprio boom, con l’ampliamento della superficie a vigneto da 4 a più di 100 ettari. Se prima erano pochissimi i pionieri con la passione per il vino, in questo breve periodo i viticoltori carinziani sono diventati ormai più di 120. Molti di essi sono vignaioli per hobby, ma si sono già affermate numerose aziende vinicole professionali. La più grande del Land sta sorgendo presso la rocca di Taggenbrunn a St Veit. I vigneti di “Chateau Taggenbrunn” sono visibili da lontano grazie alla loro posizione ben esposta sul pendio.
Nella valle Lesachtal, l’arte di fare il pane risale a 10.000 anni fa. Da secoli, la lavorazione dal chicco di grano al delizioso pane che esce dal forno è rimasta invariata, e nel 2010 ha ottenuto persino la tutela dell’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.